giovedì 13 agosto 2009

Chiuso per ferie

bbene sì, non lo credevo possibile ma anche quest'anno è arrivato. Con tutte le robe che devo ancora fare! Con tutti i lavori da chiudere e le cose da organizzare. Con tutte le ultime idee da buttare a secchiate, da tante che ne ho. O anche solo con tutto il tempo che devo ancora dedicare a me stesso qui, nella riposante tranquillità del mio studio, che mi sono costruito pezzo per pezzo e che adesso, senza il costante fastidio del telefono e con la sola vicinanza delle note sospese in "per fare a meno di te" di Giorgia, ripetuta ancora e ancora, trovo bellissimo. Devo chiudere quella porta, mettere l'antifurto, dare l'ultima innaffiata alle mie rose, alla pianta dei limoni, al benjamin che da quando l'ho portato fuori si sta riprendendo, e sì che pensavo fosse morto. Taglierò l'erba ancora una volta, perchè mi piace saperlo pulito ed ordinato anche quando non ci sono, perchè non deve essere bello solo per gli occhi. Poi chiuderò il portone che qualcuno mi ha detto essere grigio e non verde (sono leggermente daltonico), cosa che mi ha fatto sorridere pensando alle indicazioni date in questi anni a chi doveva raggiungerci. Accarezzerò tutti e due i pomelli d'ottone che brillano come fossero d'oro e, fino alla fine del mese, vedrò di calarmi in una realtà diversa, fatta quasi esclusivamente di mia figlia, delle montagne e del correre. Ho intenzione di riposarmi sfinendomi, e anche se sembra un paradosso, è proprio quello che spero di fare.

L'altro ieri mi sono portato in studio la mia ciccia e poi è venuta a correre con me, lei ovviamente con i Rollerblade. E' riuscita a piantare lo stesso casino sia in studio che fuori. In studio, al posto di fare i compiti ha giocato, disegnato se stessa a grandezza naturale sui fogli del plotter ed ha timbrato mille bigliettini nascondendoli dappertutto; nei cassetti delle scrivanie, nella macchinetta del caffè, persino in bagno. Al Parco Ruffini mi ha rallentato per i primi due giri, incespicandosi, andando piano, girando dalla parte sbagliata, volendosi mettere le cuffie e perdendole. E al terzo giro ha preteso di provare a correre con me senza pattini. E' durata meno di duecento metri, e poi ci siamo dovuti fermare, sfinita e sudata fin nei capelli. La cosa mi è costata poi un gatorade, tre panini ed un gelato che era più grosso di lei. La sera non è che si sia addormentata, è crollata letteralmente. La mattina dopo mi ha detto che preferiva andare da sua zia.

Ieri sono andato a correre da solo. Sarà merito delle scarpe nuove ma il male al tendine sembra un dolore piccolo piccolo, una punturina di spillo appena sospirata che aumenta solo se ci pensi e cerchi di cambiare il modo di mettere il piede. E ieri ho ricorso bene. Intendiamoci, fare 7 km in 38' 50 non vuol proprio dire correre, ma a me, per il momento basta. Per il momento.

Ma ho corso bene per altri motivi. Ho corso sentendomi bene e ho elaborato "infinite storie" che devo proprio trovare il tempo di mettere giù. Tra queste l'incontro tra Sveva e Paco, "Al di là dello specchio", "La sorpresa del dopo", oltre a quanto è già giù nei miei post in modalità Bozza. Quindi ho corso non pensando al correre, ma liberandomi dal mio peso mi sono staccato da me ed in pace, con una serenità che da tempo non mi prendeva, ho dato libero sfogo ai miei pensieri. E' cominciato osservando le ombre degli alberi sull'asfalto di una giornata a tratti afosa, con le nuvole che giocando a fare il mio gioco, assecondavano il mio percorso, coprendo il sole nei tratti in cui non ero riparato da alberi. Non c'era nessuno, ad eccezione del signore con il giornale che c'è sempre, con il suo camiciotto azzurro e i radi capelli bianchi attaccati alle tempie e che percorre un tratto ombroso avanti ed indietro, interrompendo la lettura quando passo. C'era anche il solito vecchietto che in pantaloncini e canotta si trascina correndo come una tartaruga stanca nel senso opposto al mio, curvato dall'età e dalla fatica, con il sacchetto di plastica con il ricambio stretto nella mano sinistra. C'erano i toretti che gorgogliavano d'acqua fresca, canto di sirene blandamente cercando di fermarti e c'era il vetro della giostra, quello che quando ci arrivo di fronte mi rimanda sempre l'immagine distorta di uno che non sono io, che corre stanco e male. Ed è per questo che adesso ho deciso di non guardarla più. Non cerano i bambini chiassosi ed imprevedibili di estate ragazzi, che deve essere finito anche qui. C'era la musica che copriva il mio fiatone ed io, imbrigliato tra mio cappellino e la mia maglia della maratona, ci son finito dentro. La musica che sento è racchiusa dentro una playlist che è praticamente la stessa da almento quattro mesi, con piccole modifiche che non cambiano il tempo totale. In pratica se nell'ultimo chilometro comincia l'ultimo brano, vuol dire che sono andato da schifo. Ieri a momenti ce la facevo, ne ho sentiti solo cinque secondi. Ci sono brani lenti e veloci, cose che piacciono solo a me e brani notissimi, tutti con qualcosa ancora da darmi. La penultima è Solsbury Hill di Phil Colins


e lì capisco se o quanto devo recuperare. Ieri sono letteralmente sparito con "Now we are free" di Enja, il brano cardine de il Gladiatore.


Mi sono immedesimato pienamente, spegnendomi da dov'ero e ritrovandomi a carezzare con la mano le bionde spighe di grano, mentre il sole cospargeva l'aria di un giallo dorato ed il vento creava e trasformava di continuo le onde sinuose da dov'ero io fino alla sommità della collina. Ero al di là della fine della mia vita e provavo un caldo piacere come di chi ritorna soddisfatto, finalmente a casa. Ad attendermi, a differenza di quello che succede nel film dove c'era sua moglie e suo figlio, c'erano tutti i miei amori.

Amori vecchi e dimenticati, altri freschi e musicali; quelli dei miei parenti da troppo tempo andati avanti, l'amore di mio padre e il mio per lui, mai completamente espresso. C'erano amori mai cominciati, che non avevano mai avuto il sufficiente coraggio: amori non ricambiati e amori non compresi. C'erano amori consumati e quelli non ancora provati. C'erano tutti, ma proprio tutti e tutti insieme mi danzavano intorno, piccole briciole incredibilmente scintillanti, lucciole festose di una giornata serena, e si disperdevano e ritornavano a posarsi tra le mie dita, forti e vitali come nel loro tempo migliore. "Sei tornato", dicevano le scintille, allegre.
Mi sono ritrovato un chilometro più avanti e non mi ricordo nulla di quel tratto, giuro. E mi sono subito riperso con tutti gli altri brani, tra cui "Almeno tu nell'universo" cantata da Elisa, che mi ha ricordato di Cri e delle sue lacrime. Elisa la canta da Dio, ma Mia Martini la cantava con una sofferenza che la rende inarrivabile 

Mi ha riportato sulla terra Phil Collins, dandomi una pacca schersosa sul sedere per farmi accellerare un pò sull'ultimo chilometro. Ho poi finito nella zona degli attrezzi a defaticare per cira un quarto d'ora, recuperando e, sentendo Malika Ayane. Poi mi son diretto verso la mia moto, parcheggiata pigramente sotto gli alberi, discretamente soddisfatto e sereno.

In questa giornata non posso non ringraziare il solerte vigile urbano (per Clara: com'è che li chiamate, voi hooligans?) che appioppandomi ben 100 Euro di multa, in un giorno in cui in giro non c'era nessuno a cui potessi dar fastidio, ha pensato bene di riportarmi generosamente l'umore sotto le scarpe da corsa. Buone vacanze anche a te, grandissima testa di cazzo.

Beh adesso è l'ora. Nello zaino ho messo la roba per correre, lettore, occhiali, berretto, ecc. Poi un taccuino per non perdermi niente quando non avrò una tastiera a portata di mano, ed una delle mie amate stilografiche. La Pelikan Souveran della foto deve riposare, forse la sostituirò con una delle mie "bellissime", quelle numerate, per intenderci: Waterman Serenitè, Parker Duofold Mandarin o Delta Pompei: non so, devo ancora scegliere. Forse alla fine ne prenderò una meno blasonata, che anche se la perdo tra i monti non torno indietro a cercarla con la pila di notte. La roba da arrampicata per questa volta rimane relegata in un angolo dello studio. In moto non riesco a portarla, ma comunque ho già troppe cose da fare.

Perciò buone vacanze a tutti. A Paco e a Sveva, a Mondo e Lucia, a Patti ed anche a Bruno, ma sì. A chi mi conosce e a chi no, indistintamente e con la stessa simpatia. Ai primi sappiate che se volete venire a trovarmi sapete dove stiamo e sarà come sempre un piacere; ed in attesa di riparare il forno e riportare in auge la mia famosa (?!?) farinata, sarò in grado di ovviare con l'incredibile pasta al pesto (con le patate!!) di mia mamma e carne di ogni tipo, che cotta sulla pietra ollare viene una favola. Agli altri mi potrete trovare facilmente avanti e indietro sul percorso di allenamento della Decauville, spero la mattina presto o in Valle Stretta, nel lungo tratto pianeggiante che costeggia la parete dei Militi. Cappellino, walkman, occhiali da sole anche se piove e le mie Saucony nuove. E tanti sogni ancora da scartare.

Arrivederci a settembre.


D&R

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